giovedì 22 maggio 2014

Acqua in Bottiglie di Plastica Pericolosa per la Salute?

Prima di iniziare a parlare dell'argomento, vogliamo chiarire che una delle principali minacce per l'acqua in bottiglia di plastica è la contaminazione da bisfenolo A.

Il bisfenolo A, solitamente abbreviato in BPA, è un composto organico con due gruppi fenolo. È noto anche come 2,2-bis (4-idrossifenil) propano. È un mattone fondamentale nella sintesi di plastiche e additivi plastici. La sua produzione annua di 2–3 milioni di tonnellate ne fa uno dei monomeri principali nella produzione del policarbonato. Sospettato di essere dannoso per l'uomo sin dagli anni trenta, i dubbi sull'uso del BPA hanno avuto risalto sui media nel 2008, quando molti governi hanno effettuato studi sulla sua sicurezza e alcuni venditori hanno tolto dal mercato i prodotti che ne contenevano. In particolare il BPA sembra essere imputato in numerose malattie dello sviluppo sessuale maschile nel feto, e nel calo di fertilità nell'uomo adulto. Il bisfenolo A è usato principalmente per la produzione di plastiche ed i suoi derivati sono in commercio da più di 50 anni.

È utilizzato nella sintesi del poliestere, dei polisulfonati, dei chetoni polieteri, come antiossidanti in alcuni plastificanti e come inibitore della polimerizzazione del PVC. È un monomero chiave nella produzione delle resine epossidiche e nelle più comuni forme di policarbonato. Il policarbonato, che è pressoché infrangibile, è usato per un gran numero di prodotti per bambini, bottiglie, attrezzature sportive, dispositivi medici ed odontoiatrici, lenti per gli occhiali, supporti ottici, elettrodomestici, caschi di protezione, otturazioni dentarie ed ovunque siano necessarie caratteristiche di durezza e resistenza. Le resine epossidiche che contengono bisfenolo A sono, invece, utilizzate come rivestimento interno nella maggior parte delle lattine per alimenti e bevande. Il bisfenolo A è anche un precursore per ritardanti di fiamma, il tetrabromobisfenolo A, ed era anche usato come fungicida Anticrittogamico. Il bisfenolo A altera l'attività dell'apparato endocrino, attivando i recettori degli ormoni e può quindi avere effetti negativi sulla salute se il dosaggio è elevato. Studi sperimentali hanno dimostrato che il bisfenolo A mima l’azione degli estrogeni, essenziali nello sviluppo cerebrale, a tal punto che anche dosi minime di questa sostanza possono inibire del tutto l’azione degli estrogeni sulla crescita neuronale.

Si stima che 0,23 parti per trilione di bisfenolo A possano avere effetti inibitori sullo sviluppo neuronale nei feti a pochi minuti di distanza dall’assunzione. Si tende a pensare che le plastiche siano composti stabili, mentre il legame chimico tra le molecole di bisfenolo A è altamente instabile, e quindi c’è un elevato rischio che la sostanza si diffonda nell’acqua, nelle bevande o nel cibo che sono a contatto con le materie plastiche nelle quali è contenuta. Il bisfenolo A è stato inoltre correlato allo sviluppo di numerose altre patologie a carico degli apparati riproduttori, della prostata e della mammella. Comunque in seguito all’esposizione al BPA il corpo umano metabolizza ed elimina questa sostanza rapidamente. Il bisfenolo A ha anche effetti nocivi sul cuore: il meccanismo alla base di tale effetto nocivo è stato studiato usando tecniche di imaging cellulare. Il BPA stimola la concentrazione degli estrogeni e rapidamente modifica il controllo delle concentrazioni di calcio libero dentro le cellule del cuore, ma solo nelle cellule del cuore femminili. Esso provoca un aumento del rilascio di calcio dal reticolo sarcoplasmatico (la parte del muscolo cardiaco che immagazzina e rilascia gli ioni di calcio) rilascio che è la causa delle aritmie. Esse possono avere altre conseguenze dannose, in particolare un attacco di cuore.

Gli studi condotti mostrano una chiara evidenza di effetti endocrini e consentono di definire una dose massima tollerabile giornaliera (TDI) di 0,05 mg/kg p.c.; per contro la valutazione della possibile esposizione umana attraverso i materiali a contatto con gli alimenti esclude un rischio significativo di eccedere la TDI.

Lo U.S. National Institute of Environmental Health Sciences ha prodotto nell'aprile 2008 una bozza di valutazione del rischio per la salute umana conseguente all'esposizione complessiva attraverso gli alimenti, i prodotti di consumo e l'ambiente di vita. Il documento ha comparato gli effetti del BPA negli studi sperimentali, e le relative relazioni dose-risposta, con le informazioni disponibili sui livelli di esposizione umana, compresi gli studi - tuttora limitati - di epidemiologia e monitoraggio biologico. Le conclusioni escludono qualunque rischio -agli attuali livelli di esposizione- per la salute riproduttiva dell'adulto o per l'esito della gravidanza. Tuttavia, permangono alcune preoccupazione per il rischio di effetti a lungo termine sullo sviluppo endocrino, neurocomportamentale e riproduttivo in seguito ad esposizione in utero e/o durante l'infanzia.

Le prime evidenze dell'interazione ormonale del BPA vengono dagli esperimenti condotti sui ratti effettuati negli anni trenta, ma dobbiamo aspettare il 1997 per avere prove sugli effetti avversi delle esposizioni a bassi dosaggi su animali da laboratorio. Da allora, le interazioni con il sistema endocrino sono state indagate, e più di 100 studi sono stati pubblicati sull'argomento. Nel 2008[9] alcuni studi hanno dimostrato la sua tossicità, gli effetti cancerogeni e gli effetti neurotossici, tanto da essere eliminato da molti prodotti, soprattutto quelli per i bambini, come biberon e giocattoli. Studi recenti lo hanno correlato ad un maggior rischio di obesità dando impulso per l'attività degli adipociti. Hanno confermato che esposizioni prolungate durante l'adolescenza possono favorire lo sviluppo di tumori. Nonostante le evidenze scientifiche, gli enti come lo U.S. Environmental Protection Agency, e lo International Agency for Research on Cancer americano non hanno ancora classificato il bisfenolo A come possibile cancerogeno per l'uomo. La produzione mondiale di bisfenolo A nel 2003 "era stimata in più di 2 milioni di tonnellate". Negli USA è prodotta da Bayer MaterialScience, Dow Chemical Company, SABIC Innovative Plastics (già GE Plastics), Hexion Specialty Chemicals, e Sunoco Chemicals. Nel 2004 queste compagnie producevano da sole già più di 1 milione di tonnellate l'anno, contro le 7260 tonnellate del 1991. Nel 2003 il consumo annuo negli USA era di 856000 tonnellate, il 72% delle quali per la produzione di policarbonato ed il 21% per la produzione di resine epossidiche.

Com'è possibile che una sostanza nociva per il sistema ormonale umano ed altamente cancerogena non sia ancora stata riconosciuta tale dalle maggiori agenzie internazionali a tutela della salute umana? Perché i ministeri della salute dei vari stati mondiali non hanno messo fuori legge tutti i contenitori di plastica per alimenti?
Forse perché le aziende petrolchimiche pagano la propaganda dei vari partiti?

Da altri blog:

Anses, l'Agenzia nazionale di sicurezza sanitaria e alimentare francese ha presentato nelle sedi dell’Unione Europea, martedì 9 aprile 2013, uno studio allarmante sul bisfenolo A, sostanza in grado di interferire sul sistema ormonale umano presente in un gran numero di oggetti di uso comune quali le bottiglie di plastica Pet. Nonostante una serie di controlli rigorosi garantisca la potabilità della stragrande maggioranza dell’acqua che scorre nelle tubature urbane, oggi i cittadini europei acquistano più acqua in bottiglia che mai.
 
Tuttavia, quest’ultima è sottoposta a norme e controlli molto meno rigidi e non c’è alcuna prova che sia più salutare. Alcune acque minerali naturali in bottiglia, ad esempio, contengono sali minerali in quantità superiori ai livelli raccomandati per determinati gruppi di persone, come neonati e bambini piccoli. Per non parlare, poi, dei possibili rischi posti dalle sostanze chimiche utilizzate nella creazione delle bottiglie di plastica Pet. Lo studio di Anses ha posto attenzione particolare alla presenza allarmante di bisfenolo A, sostanza in grado di interferire sul sistema ormonale umano presente in un gran numero di oggetti di uso comune quali appunto le bottiglie di plastica. L'esposizione a tale sostanza agisce principalmente sui feti che svilupperebbero un rischio di cancro elevato e sulle donne con conseguenze sull'apparato riproduttivo. L’acqua in bottiglia ha inoltre un considerevole impatto ambientale. Infatti, per realizzare e smaltire gli imballaggi, per l’80% composti da contenitori non riutilizzabili servono grandi quantità di risorse ed energia. Le bottiglie di plastica che non arrivano agli impianti di riciclaggio, inoltre, diventano rifiuti che non si degraderanno per generazioni e generazioni. Insomma consumando acqua in bottiglia si va incontro a una forte produzione di rifiuti. Le bottiglie Pet sono, sì, riciclabili ma anche altamente inquinanti nei processi di produzione e di smaltimento. Ancora una volta, il peggior nemico dell’ambiente è la disinformazione pubblica. Questa tendenza può essere cambiata mediante massicce campagne informative avviate non solo dagli enti di competenza quali ASL ma anche da ogni singolo cittadino mediante il dialogo e il confronto.
 
 
Da Ecoblog:
 
Dopo che gli scienziati hanno dimostrato le connessioni tra sostanze chimiche e obesità oggi è reso noto che bere liquidi che sono stati a contatto con contenitori di plastica, quali bottiglie e biberon aumenta il rischio di infarto e malattie cardiovascolari nonché del diabete. Alla sconcertante scoperta è giunto un gruppo di scienziati della Exeter University, che ha pubblicato il risultato del loro studio sul JAMA (Journal of American Medical Association) dove sulla base di test condotti su animali è stato dimostrato che il Bisfenolo A, la sostanza incriminata di causare i disordini metabolici, è un disturbatore endocrino che va a mimare l’estrogeno. Gli scienziati, hanno rilevato che esseri umani adulti con i livelli più alti di Bisfenolo A nel sangue, hanno sviluppato alcune delle malattie descritte, anche se è specificato nello studio che si dovranno intensificare le pressioni sugli organismi di regolamentazione con l’obiettivo l’uso di questa sostanza chimica. I risultati, infatti sono da oggi al vaglio degli esperti della Food and Drug Administration, che valuterà quali azioni, nel caso, debbano essere intraprese. Le analisi sono state condotte dal National Health and Nutrition Examination Survey tra il 2003 e 2004 che ha controllato 1455 adulti tra i 18 e i 74 anni e le cui concentrazioni di Bifenolo A sono state misurate nei campioni d’urina. Secondo gli scienziati è stato dimostrato che il Bisfenolo A è responsabile per le malattie nelle concentrazioni più alte ma se poi vi sia ancora qualche altro fattore ad incidere sulla gravità questo non è stato ancora dimostrato e hanno ribadito che occorrono più studi in questo senso. Iain Lang, epidemologo del gruppo Exeter ha detto che lo studio non offre una buona ragione per smettere di acquistare cibo in scatola o bottiglie di plastica, che di solito non sono etichettati come contenenti bisfenolo A. E infatti Lang ha dichiarato:
 
'Come scienziato, vorrei dire che questo è solo uno studio e non cambio il mio comportamento su questa base. Piuttosto sono le abitudini malsane, come mangiare cibi sbagliati, fumare, bere e mancanza di esercizio fisico le principali cause di malattie al cuore.'

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