giovedì 5 settembre 2013

I Misteri del Linguaggio

« Tutta la terra aveva una sola lingua e le stesse parole. Emigrando dall'oriente gli uomini capitarono in una pianura nel paese di Sennaar e vi si stabilirono. Si dissero l'un l'altro: "Venite, facciamoci mattoni e cociamoli al fuoco". Il mattone servì loro da pietra e il bitume da cemento. Poi dissero: "Venite, costruiamoci una città e una torre, la cui cima tocchi il cielo e facciamoci un nome, per non disperderci su tutta la terra". Ma il Signore scese a vedere la città e la torre che gli uomini stavano costruendo. Il Signore disse: "Ecco, essi sono un solo popolo e hanno tutti una lingua sola; questo è l'inizio della loro opera e ora quanto avranno in progetto di fare non sarà loro possibile. Scendiamo dunque e confondiamo la loro lingua, perché non comprendano più l'uno la lingua dell'altro". Il Signore li disperse di là su tutta la terra ed essi cessarono di costruire la città. Per questo la si chiamò Babele, perché là il Signore confuse la lingua di tutta la terra e di là il Signore li disperse su tutta la terra. » (Gen. 11, 1-9)

Come la Para-Archeologia e la Para-Scienza in generale ci spiegano l'Uomo ha sviluppato la propria società molto tempo prima di quanto l'ortodossia accademica 'suggerisca'.

Già nel Paleolitico, durante il Periodo Glaciale di Wurm ed anche prima, immense città stato dominavano la Terra governate da reggenti saggi ed aventi tecnologie abbastanza avanzate.

In quel periodo tutte le genti parlavano la stessa lingua? Il racconto biblico sopra citato potrebbe essere plausibile?

L'Uomo unito da una lingua universale si sentiva Un Unico Popolo e sarebbe presto divenuto una minaccia per il creatore (od i creatori). L'Uomo riuscì a costruire città imponenti e, leggendo con altri occhi la citazione biblica, si può intuire come avessero intrapreso un progetto per arrivare a sfidare il 'Cielo' con la costruzione di un immensa Torre.

Le divinità hanno pensato di indebolire l'organizzazione umana creando diversi ceppi linguistici. La moltitudine Umana era divisa. Questi gruppi non si comprendevano e subito nacquero ovvie incomprensioni. La paura, lo smarrimento furono una conseguenza ovvia. I gruppi si strinsero e si allontanarono l'un dall'altro per protezione.

Fu così che l'Umano non fu più una minaccia per i creatori?

Moltissimi secoli dopo quegli eventi, l'Umanità è unita da una lingua universale (l'Inglese) e l'Uomo sfida nuovamente il Cielo costruendo Torri altissime, missili e navi spaziali orbitanti.

Questo atteggiamento provocherà le ire dei nostri creatori?

Quale sarà la loro prossima mossa?

Intanto parliamo di come sia nato il Linguaggio. 

Il linguaggio è una prerogativa dell'uomo, senza il quale non sarebbe tale. Non esiste infatti in nessun altro essere vivente un linguaggio simile per complessità e livello di elaborazione. 

Esistono due differenti teorie sull'origine del linguaggio umano, la prima che parla del linguaggio come innato, l’altra come una abilità appresa. Un'altra incertezza è se le tante lingue moderne derivino da una comune lingua originaria (ipotesi monogenetica) oppure da diversi ceppi primordiali (ipotesi poligenetica). Non c’è dubbio, comunque, che le lingue esistenti sono il risultato di un processo di differenziazione avvenuto nel corso dei millenni. 

A sostegno della teoria dell'origine sociale del linguaggio, vi fu il caso clamoroso del "ragazzo selvaggio" scoperto nel 1828 in Francia, che per i primi dodici anni di vita era vissuto allo stato brado, unicamente a contatto con gli animali. Nonostante tutti gli sforzi dell'équipe dello psicologo Jean Marc Gaspard Itard, il "selvaggio dell'Aveyron" non fu in grado di articolare null'altro che qualche parola. Gli esperti conclusero che nella formazione dell'intelligenza e del linguaggio, la socializzazione e l'interazione con l'ambiente sono fondamentali dal primo giorno di vita.


Il primo a dimostrare che il linguaggio rappresenti una risorsa importante nello sviluppo intellettivo, vista la sua funzione mediatrice tra l'ambiente e l'essere umano, fu Ivan Pavlov, che effettuò lunghi studi ed esperimenti sulle percezioni e rappresentazioni mentali, oltre che sulle elaborazioni dei segnali, dai quali si formano i concetti. 

Importanti ricerche in questo ambito furono realizzate da Jean Piaget, il quale sostenne la presenza di due fasi fondamentali di sviluppo: la prima è quella del linguaggio egocentrico (0-6 anni), costituito, per lo più, da ecolalie e monologhi, animismo e attribuzione ai nomi degli oggetti di una concretezza non reale; la seconda fase si espande nel linguaggio sociale, che prevede dialoghi e comunicazioni bilaterali. 

Bernstein elaborò la teoria che indicava nello stretto legame fra ambiente (familiare) e orientamento, influenzato dal ceto e dalla tipologia professionale, il tipo di linguaggio, forbito, ricco oppure povero e concreto, sviluppato dagli individui.

Noam Chomsky afferma che le analogie strutturali che si riscontrano nelle varie lingue, fanno ritenere che vi sia una grammatica universale innata fatta di regole che permettono di collegare il numero limitato di fonemi che gli organi vocali della specie umana sono in grado di produrre. I biologi evoluzionisti hanno avanzato una teoria, che darebbe un fondamento evolutivo alla predisposizione umana alla lingua, basandosi su due concetti: In primo luogo, tengono conto dei vantaggi evolutivi e quindi presuppone una naturale selezione della specie umana che era in grado di comunicare a scapito degli ominidi precedenti. In secondo luogo, si tiene conto di come dei disturbi grammaticali che si riscontrano in alcuni individui siano a carattere ereditario e quindi abbiano fondamento genetico.

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