martedì 14 maggio 2013

Nanobot: Apocalisse Zombie

I nanorobot sono microscopici robot in grado di costruire o disintegrare un organismo senza essere visti. Insomma dei veri e propri “batteri artificiali”. Ad oggi le principali case farmaceutiche spendono ingenti somme di denaro nello sviluppo di questa tecnologia. La rivista britannica New Scientist – nel numero del 28 febbraio 2004 – ha annunciato che il ricercatore americano Carlos Montemagno, dell’Università della California, ha messo a punto un nanorobot realizzato da un frammento del muscolo cardiaco di ratto.

Uno dei prevedibili campi di applicazioni è quello medico. Per esempio, il sistema spinto da fibre muscolari potrebbe aiutare i pazienti i cui nervi frenici sono danneggiati, con conseguente dolore nel respirare, nell'utilizzare le proprie fibre cardiache, forzando il loro diaframma a contrarsi. Inseriti nel corpo umano, questi bio-robot potrebbero flettere un materiale piezoelettrico piuttosto che un filo di silicio: l'emissione di scariche elettriche conseguenti alla flessione, dovute a differenze di potenziale dell'ordine di qualche millivolt, potrebbe funzionare da stimolo per i nervi frenici. Tra le applicazioni più interessanti che si possono congetturare per i nanorobot, vi è la costruzione di macchine estremamente complesse e multifunzionali, che potrebbero permettere la ricostruzione dei tessuti viventi mediante una semplice iniezione sottocutanea. Questi nanorobot, sufficientemente piccoli da entrare in una cellula vivente, potrebbero rimpiazzare o riparare gli organuli, modificare gli acidi nucleici — quindi il codice genetico — o effettuare altri compiti che richiederebbero altrimenti una microchirurgia invasiva.

Come può trasformarci in zombie? 

Il prototipo nanobot realizzato da Montemagno è in grado di compiere solo alcune funzioni elementari: muoversi all’interno di un organismo umano, interagire con vasi sanguigni, nervi e poco altro. Ma la cosa sconvolgente è che questo micro-organismo artificiale può continuare a funzionare anche dopo la morte dell’organismo ospite. Ragioniamo, quindi, in prospettiva, con un po’ di fantasia. Un giorno tutti useremo questi nanobot per curarci. Questi saranno in grado di funzionare anche dopo che la nostra morte: ciò significa che potranno continuare a usare il cervello per gestire gli arti dopo che il corpo è deceduto.

Dal 2004 ad ad oggi sono passati 9 lunghi anni nei quali la nano-robotica ha fatto passi da gigante. Queste macchine, della grandezza di un atomo, hanno una mente basilare al silicio ed un motore biologico che usa il glucosio nel nostro sangue come combustibile. Nessuna ricerca ci spiega come questi congegni interagiscono col sistema nervoso centrale una volta deceduto l'ospite. Visto il loro status di entità biologiche risponderanno alla leggi della natura sulla conservazione della specie?

Una volta morto l'ospite, il glucosio, loro fonte di vita, inizierà presto a scarseggiare, l'unico modo per nutrirsi a quel punto sarebbe quello di prendere possesso della carcassa ospitante e farle assumere sangue o carne umana per entrare in possesso di nuovo carburante.

Fonte: Notipedia, Wikipedia

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