giovedì 14 giugno 2012

14 Giugno 1940 - Svastica a Parigi

Dal 10 Maggio 1940 al 24 giugno dello stesso anno, le truppe naziste riescono ad occupare Olanda, Belgio, Lussemburgo e Francia sconfiggendo il più imponente schieramento difensivo della storia.
La strategia offensiva fu micidiale: si costituirono tre corpi d'armata:

- Gruppo d'Armata A comandato dal Generale Gerd Von Rundstedt, nobile prussiano veterano della prima guerra mondiale, nato nel 1975 a Aschersleben, uno dei migliori Comandanti della storia tedesca. Il Gruppo A contava 45 divisioni di cui 7 motorizzate e fu il più grande gruppo d'attacco della storia militare che invase la Francia passando per la foresta delle Ardenne.
- Gruppo d'Armata B, comandato dal Generale Fedor Von Bock, nobile tedesco, militare pluridecorato reduce della prima guerra mondiale, questo gruppo era composto da 29 divisioni di cui 3 corazzate ed invase l'Olanda ed il Belgio piegandole in pochi giorni. L'attacco di questo gruppo doveva essere chiaramente un diversivo per permettere al gruppo A di arrivare a Sedan indisturbato.
- Gruppo d'Armata C, comandato dal Generale Wihelm Ritter Von Leeb, alto ufficiale apertamente contrario da sempre al regime Nazista ed alle mire espansionistiche di Hitler, attaccò la Linea Maginot mantenendo però una posizione difensiva attirando verso se le attenzioni del nemico che, a sua insaputa, veniva accerchiato da nord dal gruppo A.

La tattica della Guerra Lampo dette ai nazisti una vittoria schiacciante nonostante la mostruosa disparità numerica delle forze in gioco. L'esercito francese era considerato il più potente del mondo e si difendeva sul proprio territorio con 100 divisioni. Inoltre, vi erano circa 200000 soldati inglesi, 10 divisioni Olandesi e 15 belghe a supporto.

27074 soldati Tedeschi furono Uccisi, 111034 feriti e 18384 dispersi.

1900000 furono i soldati catturati tra le fila dei Francesi, 90000 morti, 200000 feriti. Inoltre, tra morti e feriti gli Alleati persero 70000 soldati britannici, 25000 belgi, 10000 Olandesi e 6000 Polacchi.

Questi numeri sono incredibili e narrano di una vittoria che ha del sovrannaturale: Adolf Hitler era in possesso di un artefatto sacro che gli permetteva di ottenere qualsiasi successo militare?
In molti credono che i riti pagani dei fedelissimi e delle SS svolti in castelli perduti nelle campagne teutoniche si incentrassero sulla venerazione della Lancia del Destino anche detta Lancia di Longino. Quest'arma servì per trafiggere il costato di Gesù Cristo ormai prossimo alla morte. Leggenda vuole che chiunque possedesse tale arma acquisterebbe un potere militare Non Terreno.

Vi invitiamo a leggere questo interessante articolo de' Il Sole 24 Ore scritto nel giugno 2009:

Maggio 1940, la Seconda guerra mondiale è cominciata da otto mesi.Potrebbe essere una primavera senza sussulti se, nella notte fra il 9 e il 10, Hitler non scatenasse la Wehrmacht a occidente. Il 14 capitola l'Olanda, il 17 cade Bruxelles. I panzer tedeschi, dopo avere attraversato le Ardenne sorprendendo il mondo, dilagano verso il cuore della Francia, la "douce France" che si riteneva invulnerabile dietro la Maginot. Bella e ricca è la campagna francese e dove crescono le ciliege domani sarà battaglia. Il 12 la Wehrmacht attraversa la Mosa. il 14 l'esercito considerato il più forte d'Europa è al collasso. Il 15 il premier Reynaud telefona stravolto a Churchill: "La strada per Parigi è aperta, la guerra è perduta". "Impossibile", ribatte Churchill, che il 16 vola nella capitale: "Dove sono le riserve strategiche?" "Non ce ne sono", risponde il generale Gamelin. La partita, dopo poche mani, è già finita. I cieli appartengono alla Luftwaffe. Invano monsignor Beaussart, arcivescovo di Parigi, prega con il calore della fede: "Abbiamo il diritto di chiedere la vittoria a Dio perché siamo il Bene contro il Male". In cinque giorni l'orgogliosa Francia è stata travolta, il resto sono solo spiccioli. L'esercito al cui rispetto è stata educata un'intera generazione di europei è a pezzi. Sulle bocche di tutti gira una parola nuova: Blitzkrieg, guerra lampo. Per i tedeschi significa vittoria, per i francesi lo strazio della sconfitta. Nei ministeri della capitale si bruciano gli archivi: i diplomatici, in quei giorni, svolgono un lavoro manuale. Le colonne motorizzate della Wehrmacht sollevano nuvole di polvere nelle pianure. La Francia è in ginocchio, smarrita: una bambina sta seduta, sola, sulle macerie e tiene in mano una gabbia con un uccellino. "Hitler si dice - non lo fermerà nessuno". Gli Stuka, con il loro raggelante urlo in picchiata, fanno impazzire gli uomini e demoliscono le cose. La Francia è fatta di milioni di profughi, uomini esausti, bambini spauriti, masserizie stipate nei carri bestiame, povere cose abbandonate. La guerra è guerra per tutti. Una donna scrive al marito che è al fronte: "Butta via il quadrifoglio che ti ho dato perché ci ha portato sfortuna". Il 10 giugno l'Italia dichiara guerra alla Francia per una fetta di bottino. Commenta Reynaud: "Il mondo giudicherà". Il 12 il governo dichiara Parigi città aperta e si trasferisce a Bordeaux. Reynaud si dimette; al suo posto il maresciallo Pétain, l'eroe di Verdun, il simbolo della Prima guerra mondiale. La Francia torna indietro per andare avanti. La mattina del 14 i primi reparti tedeschi entrano nella capitale. Sono fanti della Quarta armata. Nonostante l'esodo la capitale non è completamente vuota. Alcuni caffè e un paio di cinema degli Champs-Elisyées sono aperti, ma molte persiane sono serrate. I carriaggi trainati dai cavalli rumoreggiano lungo le strade. L'orologio di rue Saint-Lazare è stato fermato da una mano ignota alle 7.10, sulla Tour Eiffel sventola una bandiera tricolore. I soldati tedeschi salgono, la staccano e la svastica fa la sua inquietante apparizione sul tetto di Parigi. Ci resterà per quattro lunghi anni. Il 17 Pétain chiede l'armistizio. Il 21, nella foresta di Compiègne, nella stessa carrozza ferroviaria in cui erano state dettate le condizioni di resa ai tedeschi sconfitti nel 1918, la Francia capitola. L'odio di Hitler è vendicativo e trionfante. Rapito dalla gioia, fa larghi sorrisi e saltella. Il suo goffo spettacolo pone la parola fine a una tappa chiave di una guerra che sembra già vinta. Non sarà così. Lo showman di Compiègne pagherà caro un peccato di presunzione: quello di credere che la svastica possa sventolare arrogante su tutte le torri d'Europa.

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