giovedì 12 gennaio 2012

Gente che Scompare: Frederick Valentich

21 Ottobre 1979, Stretto di Bass. Era notte. Una notte limpida con un leggero vento tiepido. Un cessna 182 pilotato da Frederick Valentich, un giovane pilota di origini italiane, sorvola la fascia di mare che separa l'Australia dalla Tanzania. Fred decollò dall'aeroporto di Moorabbin di Victoria per dirigersi verso l'isola di King... cinquanta minuti più tardi la sua giovane esistenza incrociò la volontà obliqua del fato.
Una voce gracchiante uscì dall'altoparlante. Era la voce di Frederick Valentich che cercava di spiegare alla torre di controllo di Melbourne, dove ad ascoltarlo c'era l'operatore Steve Robey, quello che stava osservando. Le frasi che disse il giovane Fred furono le sue ultime. Chiese confera della presenza di un grande oggetto volante che stazionava sopra di lui, avente quattro grandi luci molto brillanti. Steve Robey rispose che dai piani di volo non risultavano esserci voli di linea ed anche il radar dette conferma dell'assenza di qualsiasi traffico aereo ad eccezione del piccolo ultraleggero pilotato da Frederick Valentich.

«Si sta avvicinando da est… Sembra che stia giocando a qualche sorta di gioco. Vola a una velocità che non posso valutare… Mi sta sorpassando. Ha una sagoma lunga… sta tornando verso di me, ora… Ha una luce verde e una specie di luce metallica all’esterno.
La cosa sta girando sopra la mia testa… Sto procedendo per King. Che strano oggetto si sta librando sopra di me; è in bilico sopra di me e non è un aeromobile» («The Encyclopedia of Ufos», Ed. Ronald D. Story; «Flying Saucer Review», marzo 1979).

Dopo aver detto ciò, il giovane smise di parlare e l'altoparlante incominciò a trasmettere un forte rumore metallico per venti secondi, dopodiché cadde la trasmissione.
Il Cessna 182 ed il suo giovane pilota non furono mai più ritrovati. L'incidente è inspiegabile viste le condizioni meteorologiche ottime e l'esperienza di volo del ragazzo.

Nello stretto e nelle zone di oceano limitrofe non furono ritrovati ne chiazze di carburante, come è normale trovare nella zona di un incidente aereo in mare, ne brandelli di aereo, ne stoffe o vestiti... niente.

Tre operatori televisivi e due piloti d'aereo ebbero occasione di osservare bene un fenomeno ufologico due mesi più tardi nella stessa zona.

Così scrive Marcello Truzzi, già professore di Sociologia alla Eastern Michigan University, nell’opera «Into the Unknown», (The Reader’s Digest Association, 1981; traduzione italiana «Viaggi nel mistero», a cura di Alberto Cesare Ambesi, Milano, Selezione dal Reader’s Digest, 1984, pp. 305-06):

«Nei giorni che seguirono immediatamente la scomparsa di Valentich, nel cielo australiano e in quello della vicina Nuova Zelanda vi furono molti avvistamenti di misteriosi oggetti luminosi. Per quanto nessuno di tali avvistamenti giungesse a una conclusione tragica come quello dello strano incontro e della scomparsa del giovane pilota, uno di essi ebbe tuttavia un impatto sconcertante. Iniziò nelle prime ore del 31 dicembre 1978. A est dell’Isola del Sud, in Nuova Zelanda, una troupe televisiva di tre uomini stava ripercorrendo in volo la rotta da Wellington a Christchurch lungo la quale, dieci giorni prima, gli equipaggi di due aerei avevano avvistato delle luci non identificate molto brillanti.
Appena dopo mezzanotte, la troupe avvistò strane luci in movimento.
Nelle due ore successive, l’equipaggio e gli operatori a bordo continuarono a vedere sparire e riapparire, in un curioso gioco a nascondino, le misteriose luci. Mentre l’aereo passava a sud di Christchurch, un testimone registrò su nastro questa descrizione: “luci brillanti e pulsanti… che appaiono e scompaiono. Nello stesso momento, furono individuate sul radar di Wellington delle immagini radar inspiegabili. Una di queste immagini sembrava seguire l’aereo mentre i testimoni a bordo osservavano una luce accecante apparire per qualche minuto. Durante il volo di ritorno, una luce si avvicinò a meno di 10 miglia nautiche dall’aereo. Questa luce, a quanto disse uno degli operatori televisivi, “aveva la base fortemente illuminata e una specie di sfera trasparente nella parte superiore”.
Qualunque fosse la natura dell’oggetto, esso fu sottoposto a un’osservazione notevolmente approfondita sia da parte dei testimoni sia da parte delle apparecchiature elettroniche, perché non soltanto fu visto dagli operatori televisivi e ai due iloti dell’aereo ma fu anche rilevato a radar di bordo dell’apparecchio. Inoltre l’elusiva immagine del’oggetto fu documentata con una pellicola a colori.
In tutto, la troupe televisiva riprese ben 23.000 fotogrammi su pellicole da 16 mm. In seguito, i fotogrammi furono consegnati al fisico ottico della Marina degli Stati Uniti, Bruce Maccabee, perché le analizzasse con un computer. Il film rivelò una breve, ma altamente interessante, serie di immagini di misteriosi oggetti volanti. Una sequenza mostrava una sagoma a forma di campana che brillava nella parte inferiore, così come era stata descritta dal cameraman. Un fotogramma di tale sequenza mostrava ciò che avrebbe potuto essere la traccia dell’oggetto mentre eseguiva il classico “cerchio della morte” e dimostrava una grandissima velocità dell’oggetto stesso rispetto a quella di ripresa della telecamera. Un’altra sequenza mostrava un oggetto che oscillava, a frequenza costante, da una vasta forma circolar coloro giallo brillante a una forma triangolare, più cupa, di color giallo rosso.
Dall’analisi dei film, Maccabee valutò che uno degli oggetti, se effettivamente si trovava a 10 miglia nautiche di distanza dall’aereo come risultava dalle rilevazioni del radar di bordo, doveva aver un diametro tra i 20 e i 30 metri. Secondo il suo rapporto, l’oggetto emetteva una luce estremamente potente, equivalente a quella che avrebbe emesso una enorme lampada da 100.000 watt. Inoltre, fece un’altra scoperta sorprendente, partendo dal presupposto che i movimenti della telecamera o altri fenomeni valessero zero: uno degli UFO, mentre stava eseguendo il “cerchio della morte”, avrebbe avuto una velocità di 5.000 chilometri orari.
Quando Maccabee ebbe terminato il suo studio, il film e l’altra documentazione annessa furono sottoposti al giudizio di un vasto gruppo di scienziati americani esperti in ottica, biofisica, radar, fisiologia ottica e astronomia. Tutti furono unanimi nel dichiarare di non essere in gradi di spiegare nessuno degli strani eventi che si erano verificati nel corso di quell’avvistamento nel cielo della Nuova Zelanda. Secondo loro, contrariamente ai pareri espressi pubblicamente da altri ricercatori, le luci non identificate non erano né Venere né altri pianeti. Non erano neppure stelle, meteore, palloni d’alta quota, aerei fuori rotta, satelliti, illusioni atmosferiche o luci riflesse e non si trattava di una montatura. Secondo loro, erano veri e propri (“Unidentified Flying Objects”), cioè oggetti volanti on identificati.
Questo avvistamento fu il primo in cui furono fatte registrazioni dal vivo mentre si osservava un UFO che contemporaneamente veniva filmato e tracciato su radar. Maccabee, a questo proposito, affermò: “Se non si è trattato di un UFO, allora è stata una serie di coincidenze straordinariamente fortuite”.»

Adduzione o semplice incidente aereo?

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