giovedì 1 dicembre 2011

Quanto costa la Politica Italiana

La Gazzetta del Mistero vi offre la lettura di questo interessante articolo del 25 luglio 2011 apparso su 'Notizie Radicali' tratto da un giornale inglese.

Colpiti dalle drastiche misure di austerità per ridurre il debito, gli italiani dicono basta ai privilegi dei politici. I provvedimenti varati dal governo italiano per tagliare la spesa pubblica hanno acceso i riflettori su alcuni degli italiani più spendaccioni: i politici. Le misure di austerità imposte agli italiani negli ultimi anni, infatti, hanno lasciato praticamente intatti gli stipendi e i privilegi dei parlamentari. I legislatori italiani sono tra i più pagati d’Europa: nel 2010 i deputati hanno guadagnato in media più di 140mila euro lordi all’anno, quasi il doppio dei parlamentari britannici. Inoltre godono di una serie di benefit aggiuntivi.

Ma ora che i cittadini italiani si vedono imporre un’altra forte dose di tagli alla spesa - la manovra da 40 miliardi di euro prevede, tra l’altro, il congelamento degli stipendi del settore pubblico e la reintroduzione dei ticket nella sanità - molti di loro stanno dicendo basta. Prima che la manovra fosse approvata Luigi Angeletti, il segretario della Uil - il terzo sindacato italiano per numero d’iscritti - ha detto che il sostegno della sua organizzazione alla finanziaria era condizionato alla riduzione dei cosiddetti costi della politica. "I politici devono dimostrare di saper ridurre gli sprechi e gli eccessi", ha detto in un’intervista.

Nel quadro del nuovo piano di risparmi del governo, il ministro dell’economia e delle finanze Giulio Tremonti ha disposto l’istituzione di una commissione incaricata di trovare il modo per allineare i costi del parlamento italiano con quelli dei grandi paesi dell’Unione europea. "È fondamentale che la classe politica dia il buon esempio", ha detto Tremonti. Ma non sarà semplice. La commissione dovrebbe presentare i risultati del suo studio entro la fine dell’anno, ma qualunque misura (per esempio l’autoriduzione degli stipendi e dei benefit dei parlamentari) dovrebbe essere approvata dallo stesso parlamento. Alla camera la coalizione che sostiene Berlusconi ha una maggioranza risicata, e qualsiasi dissenso interno rischia di essere un ulteriore ostacolo. Inoltre le pensioni dei parlamentari, che costituiscono una delle principali voci di spesa, non vengono mai messe in discussione.

I costi della burocrazia italiana sono in aumento costante. Secondo Tito Boeri, economista dell’università Bocconi, a partire dal 1948 gli stipendi dei legislatori sono saliti in media del 9,8 per cento all’anno, mentre le retribuzioni degli operai sono cresciute in media del 3 per cento. Nel 2010 la camera dei deputati, composta da 630 membri, ha speso circa un miliardo di euro.

Il bilancio 2010 del senato, composto da 321 membri, è stato di circa 6oo milioni di euro, ma le spese relative a quell’esercizio finanziario non sono ancora state rese note.

Il “Wall Street Journal” ha avuto accesso a uno studio riservato sui costi del parlamento italiano. Si scopre che lo stipendio mensile lordo dei deputati italiani è in media di 11.700 euro, molto più alto di quello dei parlamentari europei (ottomila euro al mese), dei membri del Bundestag tedesco (7.700 euro) e della camera dei comuni britannica (6.350). Secondo questo studio riservato, una delle maggiori differenze tra i parlamentari italiani e quelli di altri paesi europei è che i primi ricevono ingenti rimborsi per le attività relative ai loro uffici: in media si parla di 8.783 euro al mese per lo staff e per le spese. E non sono tenuti a presentare le ricevute. Secondo Giuseppe Leone, capo ufficio stampa della camera dei deputati, in Italia le spese dei parlamentari sono considerate generalmente come "una questione privata".

La mancanza di controlli, spiega Boeri, fa sì che il grosso dei soldi a disposizione dei parlamentari italiani non abbia "niente a che fare con le loro funzioni istituzionali". La deputata dei radicali Rita Bernardini da anni chiede ai suoi colleghi di rendere conto delle loro spese, ma finora solo ottanta l’hanno fatto. Come se non bastasse, in Italia i parlamentari beneficiano di un’assistenza sanitaria molto più generosa di quella concessa ai cittadini comuni. Il sistema sanitario nazionale, infatti, copre servizi essenziali come il ricovero in ospedale, ma non altri come le cure odontoiatriche.

I parlamentari, invece, possono farsi rimborsare i servizi di dentisti, massaggi shiatsu e soggiorni termali. Nel 2010 la camera dei deputati ha rimborsato spese sanitarie per oltre dieci milioni di euro.

Del resto anche il palazzo di Montecitorio, che ospita la camera dei deputati, è un simbolo vistoso dei loro privilegi. Fu commissionato nel seicento da papa Innocenzo X a Gian Lorenzo Bernini. Il parlamento dell’Italia da poco unificata ci si stabilì alla fine dell’ottocento, e in quell’occasione il palazzo fu ristrutturato in modo che gli interni somigliassero a quelli di un transatlantico. È proprio così che viene chiamato il vasto salone dove, sui divani in pelle, si riposano i deputati tra una votazione e l’altra. Da lì un corridoio conduce alle sale da pranzo private (bilancio annuale: cinque milioni e mezzo di euro), alla buvette e al salone del barbiere. Nonostante tutte queste comodità, sono pochissimi i deputati italiani che hanno l’ufficio dentro Montecitorio. La camera spende circa 46 milioni di euro per affittare uffici situati in altri palazzi di proprietà di costruttori e gruppi immobiliari privati. Di recente Stefano Stefani, un deputato della Lega nord, mi ha spiegato di aver presentato a settembre del 2010 una mozione per abolire il barbiere interno della camera. La mozione è stata respinta a grande maggioranza.

Da : Notizie Radicali tratto da 'The Wall Street Journal '

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