lunedì 14 novembre 2011

Il Fantasma che Riaprì un Processo

Una strana figura in una diapositiva: a Vernazza l’assassinio di don Emilio è ancora un giallo.
Un turista scatta una foto nella chiesa di Vernazza, nello Spezzino, e in controluce appare una figura sfocata, simile a quella di don Emilio Gandolfo, il sacerdote ligure ucciso nella canonica della sua parrocchia il 2 dicembre 1999, socio della Compagnia di San Paolo. Scatta l’allarme fantasma, e intanto il sostituto procuratore di La Spezia chiede di sottoporre tutti gli abitanti del paese al test del Dna per trovare il colpevole del delitto.




La strana foto che ritrae una figura maschile eterea accanto all’altare della chiesa ha riportato l’attenzione sul delitto del parroco ottantenne. Don Emilio si era ritirato nelle Cinque Terre, suo luogo d’origine, dopo aver trascorso la vita come addetto agli uffici diplomatici del Vaticano e guida in Terra Santa. La sera del 2 dicembre di 12 anni fa tutto il paese era per strada, intento a montare le luminarie per il Natale. Gandolfo fu ucciso senza che nessuno se ne accorgesse. L’assassino lo colpì con un crocifisso d’argento e resta il sospetto che il prete abbia subito torture. Il suo corpo presentava tutte le costole fratturate così come la mandibola, e le dita di una mano spezzate.
Sul luogo del delitto fu trovato un capello, e oggi la Procura di La Spezia potrebbe chiedere a tutti i cittadini di Vernazza, meno di un migliaio, di sottoporsi al test del Dna. Il sindaco si è già detto pronto, anche se tutti sono convinti che il colpevole non sia un concittadino. Don Emilio, da socio della Compagnia di San Paolo, aveva fortemente criticato gli investimenti spregiudicati che poi la portarono al fallimento per 400 miliardi di lire e, la sera che fu ucciso, sparì la cartellina in cui il sacerdote custodiva gelosamente i suoi documenti.

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