lunedì 10 ottobre 2011

Steve Jobs, la mela bacata e altre contraddizioni

Muore Steve Jobs, fondatore di Apple, l'azienda-simbolo dell'era digitale, e uno dei più grandi innovatori dei nostri tempi. Stroncato da un cancro al pancreas contro il quale lottava dal 2004, il padre della Mela si spegne all'età di 56 anni. La Apple e l'America intera sono in lutto per la perdita di un grande uomo. Ma chi era Steve Jobs? Visionario, genio, innovatore? Mentre si attende l'arrivo in Italia della biografia ufficiale redatta dallo scrittore Walter Isaacson, sfogliamo i libri che parlano della sua vita e delle sue creature.


"Mi mancherà immensamente", commenta Bill Gates, fondatore di Microsoft, alla notizia della morte del suo grande amico-rivale. Dietro le sue parole, c'è tutto l'affetto e una grande ammirazione per il lavoro che Steve Jobs ha portato avanti negli anni, rivoluzionando l'intera industria digitale. Ma è anche la perdita di una mente costantemente proiettata al futuro, oltre i limiti dello stato presente delle cose, che l'America piange oggi. Nelle parole del presidente Obama, è possibile leggere l'orgoglioso ricordo del Sogno Americano che Steve Jobs ha incarnato, fin da quando nel 1976 fondò Apple con Steve Wozniak e Ronald Wayne.

"Steve era tra i più grandi innovatori americani, e noi siamo rattristati dalla notizia della sua morte. Il mondo ha perso un visionario", ha dichiarato il Presidente. "Era coraggioso abbastanza da credere di poter cambiare il mondo, e aveva il talento sufficiente per farlo. Un simbolo "della genialita" americana. Facendo personal computer e mettendo internet nelle nostre tasche ha reso la rivoluzione dell'informazione non solo accessibile a tutti, ma divertente e intuitiva. E volgendo il suo talento nel raccontare storie ha reso felici milioni di grandi e bambini". Steve Jobs ha raggiunto "una delle più  rare imprese della storia umana: ha cambiato il modo in cui noi stessi vediamo il mondo".

Anche Mark Zuckerberg lo ha voluto ringraziare e ricordare. Lo ha fatto attraverso la sua creatura, Facebook: "Grazie per essere stato stato un mentore e un amico. Grazie per aver dimostrato che ciò che tu costruisci può cambiare il mondo. Mi mancherai".


In questa famosa frase pronunciata da Jobs nel 2005 davanti agli studenti dell'Università di Stanford è racchiusa la filosofia della sua vita e della sua azienda. E certamente non sono state tutte rose e fiori, né nella vita privata né in quella professionale.
Nato a Green Bay in California nel 24 febbraio 1955, Steve fu dato in adozione dai genitori naturali e fu allevato da Paul e Clara Jobs, una coppia medio borghese di Santa Clara Valley, California. Nel 1972 a 17 anni si diploma alla Homestead High School di Cupertino, dove ha mostrato una spiccata abilità nelle materie scientifiche. Nello stesso anno si iscrisse al Reed College di Portland per specializzarsi in informatica, ma dopo un semestre decise di abbandonare l'università, anche se continuò a seguire alcuni corsi. Nel 1976 Jobs fondò Apple con l'ex compagno di liceo e amico Steve Wozniak. Apple I fu il primo modello prodotto. Nel 1983 John Sculley, allora presidente di Pepsi, viene chiamato in Apple dopo l'abbandono di Wozniak. Nel 1985 l'insuccesso del lancio di Apple III causò forti attriti tra Jobs e Sculley, spingendo il fondatore di Apple a lasciare la società per fondare Next Computer. In questo periodo Jobs sperimenterà con successo anche la via del cinema di animazione, rivoluzionandolo: a lui si deve il lancio di Pixar.


Nel 1995 l'amministratore delegato di Apple Gil Amelio offre in licenza il sistema operativo di Apple ad altri produttori, per far fronte a gravi problemi economici, ma l'anno successivo si farà da parte ripescando Jobs, che torna alla guida della società. Da lì in poi avviene la grande svolta dell'azienda. Nel 2002 esce l'iPod e nasce la piattaforma Itunes. Negli anni successivi arrivano l'iBook (2004), il MacBook (2005) ed il G4 (2003/2004), poi l'iPhone e l'iPad.
Steve Jobs lascia al mondo intuizioni geniali e un esempio di vita costantemente governata dalla passione.



"Qualche volta la vita ti colpisce come un mattone in testa. Non perdete la fede, però. Sono convinto che l’unica cosa che mi ha trattenuto dal mollare tutto sia stato l’amore per quello che ho fatto. Dovete trovare quel che amate. E questo vale sia per il vostro lavoro che per i vostri affetti. Il vostro lavoro riempirà una buona parte della vostra vita, e l’unico modo per essere realimente soddisfatti è fare quello che riterrete un buon lavoro. E l’unico modo per fare un buon lavoro è amare quello che fate. Se ancora non l’avete trovato, continuate a cercare. Non accontentatevi. Con tutto il cuore, sono sicuro che capirete quando lo troverete. E, come in tutte le grandi storie, diventerà sempre migliore mano a mano che gli anni passano. Perciò, continuate a cercare sino a che non lo avrete trovato. Non vi accontentate".

Oggi suonano come un monito alle future generazioni cresciute nell'era dell'informatica le parole pronunciate nel 2005 davanti agli studenti dell'Università di Stanford: "Quasi tutte le cose – tutte le aspettative di eternità, tutto l’orgoglio, tutti i timori di essere imbarazzati o di fallire – semplicemente svaniscono di fronte all’idea della morte, lasciando solo quello che c’è di realmente importante. Ricordarsi che dobbiamo morire è il modo migliore che io conosca per evitare di cadere nella trappola di chi pensa che avete qualcosa da perdere. Siete già nudi. Non c’è ragione per non seguire il vostro cuore.
Il vostro tempo è limitato, per cui non lo sprecate vivendo la vita di qualcun altro. Non fatevi intrappolare dai dogmi, che vuol dire vivere seguendo i risultati del pensiero di altre persone. Non lasciate che il rumore delle opinioni altrui offuschi la vostra voce interiore. E, cosa più importante di tutte, abbiate il coraggio di seguire il vostro cuore e la vostra intuizione. In qualche modo loro sanno che cosa volete realmente diventare. Tutto il resto è secondario"



Fabio De Ponte, La mela bacata. Le contraddizioni del sogno di Steve Jobs, Editori Riuniti 2011: Ha ridefinito il modo in cui pensiamo al futuro e alla tecnologia. Ha ideato l'iPhone e l'iPad, ma è anche l'uomo marketing di una macchina da miliardi di dollari, che riesce a orientare i gusti delle masse e sfrutta la mano d'opera a basso costo della Cina, cancellando tutti i programmi filantropici dell'azienda. È un sognatore che infiamma le folle, ma anche un capo dispotico che esaspera i dipendenti, portandoli persino alle lacrime. 
Fabio De Ponte racconta uno Steve Jobs denso di contraddizioni, soffermandosi sulle ambiguità del personaggio e della sua multinazionale. I pregi e i difetti dell'uomo che sta dietro a un mito alimentato da anni.

Leander Kahne, Nella testa di Steve Jobs. La gente non sa cosa vuole, lui sì, Sperling & Kupfer 2011: Dagli anni Settanta a oggi Steve Jobs ha rivoluzionato l'informatica, il cinema d'animazione e la musica digitale con creazioni che non sono solo campioni di vendite, ma veri e propri oggetti di culto. Non c'è quindi da stupirsi se molti lo venerano come un dio. Oltre che per le geniali intuizioni, Jobs è famoso per la personalità a dir poco difficile: grandissimo egocentrico, fanatico del controllo, autentico sociopatico, di lui si è detto questo e altro. Ma chi è il vero Steve Jobs? Qual è il segreto del suo successo? Questo libro lo spiega addentrandosi nella mente del "papà" del business più clamoroso dei nostri tempi. Jobs è uno spirito elitario ma i suoi prodotti sono "a prova di stupido". È pessimo nel gestire i rapporti umani, eppure riesce a circondarsi dei migliori collaboratori di caratura internazionale. Si professa buddista e antimaterialista ma sforna oggetti di massa dalle fabbriche asiatiche e li promuove grazie a un'impareggiabile padronanza dello strumento di comunicazione più "grossolano", la pubblicità. Da questa lunga serie di contraddizioni Jobs ha tratto una filosofia di business che ha portato la sua azienda a conquistare impensabili traguardi in nuovi mercati, attraverso una reale pratica dell'innovazione. Dalla nascita del primo Mac a quella dell'I-Phone, l'autore ripercorre le tappe della vita professionale e privata di Steve Jobs, in una biografia che è anche fonte di spunti per creare il proprio stile di management vincente.

Carmine Gallo, Pensare come Steve Jobs, Sperling & Kupfer 2011: Che cosa farebbe Steve Jobs? Se è questa la domanda che ti poni quando devi "creare" qualcosa di nuovo, elaborare idee per dare slancio alla tua attività, fare le scelte giuste per la carriera o, in generale, innovare, sei sulla buona strada. Lo slogan di Apple, Think Different, è infatti molto più di una brillante intuizione di marketing. È la chiave di volta su cui il genio di Cupertino ha costruito non solo l'intera azienda, ma una vera e propria filosofia di vita.

Jay Elliot, William L. Simon, Steve Jobs. L'uomo che ha inventato il futuro, Hoepli 2011: Dalle riunioni con gli sviluppatori ai laboratori di design, dalle prove di forza con il consiglio di amministrazione al mondo fuori dalla Silicon Valley, la storia autentica di un "ragazzo prodigio" che ha trasformato la tecnologia e il mondo in cui viviamo, il nostro modo di lavorare, divertirci e comunicare. Scritto da persona che lo conosce da oltre trent'anni e con interviste esclusive a molti protagonisti della storia della Apple, non è solo un ritratto di Jobs ma anche un'analisi approfondita del suo approccio al business e alla conduzione aziendale. 

Fonte: http://www.wuz.it

  

 

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