martedì 17 maggio 2011

Il Mistero della comunicazione inconscia e la mente unica

In ogni campo del sapere psicologico e sociologico, emerge in modo sempre più chiaro il fatto che tra gli individui si verificano sottili interscambi comunicativi a livello emotivo, affettivo e cognitivo, che regolano e influenzano profondamente le interazioni. La comunicazione verbale è solo un aspetto limitato di una realtà comunicativa che deve tenere conto di molti più fattori per poter essere compresa.   

Ogni corrente psicologica e psicoterapeuta utilizza determinate terminologie per parlare di questo fenomeno, tra cui si possono annoverare: 

  • Transfert, il trasferimento sulla persona dell’analista delle rappresentazioni inconscie proprie del paziente; il suo corrispettivo.
  • Controtransfert, il vissuto globale emotivo dell’analista nei confronti del paziente. 
  • Tele, le proiezioni affettive bidirezionali mediante le quali la coscienze di due o più individui si interpenetrano in una dinamica di gruppo. 
  •  Empatia, la capacità di immedesimarsi in un’altra persona fino a coglierne i pensieri e gli stati d’animo.

Tutti questi concetti delineano determinati fenomeni nelle relazioni tra esseri umani che vengono osservati, studiati ed approfonditi esclusivamente nel modo in cui funzionano e si manifestano, non disponendo di nessuna strumentazione fisica in grado di approfondirne l’effettiva natura. 
Questo processo di comunicazione non consapevole, fino a pochi anni fa, è stato considerato come il risultato della sintesi di un’enorme mole di messaggi non verbali (tattili, visivi, olfattivi, uditivi) che il cervello umano registra ed elabora costantemente.

Oggi, però, il problema si rivela più complesso, in quanto questo tipo di comunicazione inconscia è stata riscontrata – addirittura con maggiore intensità – anche in tutte le altre specie viventi, come gli insetti, gli uccelli, i pesci, ecc., dove lo scambio di informazioni non può avvenire attraverso i mezzi che si ipotizzava intervenire negli esseri umani (1).

Uno dei più grandi etologi contemporanei, Edward Selous, dopo trent’anni di studi sul comportamento degli stormi di uccelli in volo, caratterizzati da virate e inclinazioni improvvise in azioni simultanee, ha definitivamente concluso che non è possibile trovare spiegazioni in termini di normale comunicazione sensoriale.

La stessa cosa si può riscontrare nel comportamento di un banco di pesci quando subisce un attacco da parte di un predatore. Per difendersi, ogni pesce guizza via dal centro del banco con uno scatto improvviso in un una direzione apparentemente caotica, ma senza mai scontrarsi con gli altri individui.

È praticamente impossibile che tale comportamento dipenda da informazioni ricevute dal pesce vicino grazie ai sensi, perché il processo avviene troppo rapidamente da non permettere agli impulsi nervosi di viaggiare dall’occhio al cervello e dal cervello ai muscoli.   

Anche nell’essere umano – nonostante tali processi comunicativi siano meno evidenti per diversi motivi – sempre più evidenze sperimentali dimostrano l’impossibilità di fare affidamento all’elaborazione cerebrale delle informazioni nella spiegazione della comunicazione inconscia, in quanto il cervello non sarebbe in grado di elaborare una elevata moltitudine di dati sensoriali per trarne una sintesi tanto affidabile, né tanto meno riuscirebbe a farlo in un così breve lasso di tempo.  
Solo facendo ricorso a un processo di condivisione delle informazioni collettiva ed istantanea è possibile comprendere questi misteri del mondo animale; ecco perché, alla luce della fisica quantistica, è possibile avanzare un’interpretazione. Lo stesso Paul Watzlawick, noto pioniere della psicoterapia costruttivista, ha dichiarato che solo attraverso il principio di non località si può comprendere il funzionamento dei fenomeni della comunicazione apparentemente inspiegabile.  
Mentre le scienze classiche biologiche e mediche non hanno mai preso in considerazione entità non materiali – non analizzabili al microscopio –, la fisica moderna promuove l’approfondimento della natura dei campi che, pur essendo invisibili agli occhi umani, sono tuttavia strettamente collegati alla materia organica ed inorganica, anzi, sembra addirittura che ne guidino lo sviluppo e il funzionamento.

Secondo quanto scrive il biologo Rupert Sheldrake, i legami fra gli animali si sviluppano all’interno di un “campo sociale”. Come quelli della fisica, i campi sociali connettono elementi distanti fra loro, ma hanno la particolarità di evolversi e di conservare una sorta di memoria. [...] È uno degli aspetti della biologia dei gruppi sociali e della comunicazione, che permette ai membri di un gruppo di influenzare gli altri anche quando si trovano al di fuori della portata dei mezzi di comunicazione sensoriali [Sheldrake, 1999].

Per la scienza moderna la mente non potrà mai essere definitivamente compresa in termini di chimica o anatomia cerebrale; essa sembra infatti manifestarsi più come un campo energetico di cui il cervello ne rappresenta solo il substrato organico, così come una radio non crea la musica ma la trasmette sintonizzandosi su determinate frequenze di energia.

Infatti, come afferma il fisico israeliano Gerald Schroeder, gli organi fisici del cervello potrebbero essere solamente i circuiti che rendono la mente percettibile agli esseri umani. In tal caso una forma di coscienza potrebbe rimanere intatta. Se rompete una radio non potrete più ascoltare la musica, ma le onde radio continueranno a esistere. Viene a mancarci solo l’apparecchiatura che trasforma la radiazione elettromagnetica in onde sonore meccaniche. Il cervello svolge lo stesso ruolo che la radio svolge nei confronti della musica [Schroeder, 2002].

Se dunque una mente è un campo, non è difficile dedurne che essa sarà sistemicamente parte di una mente più ampia (come una mente di gruppo), a sua volta sottosistema di una mente ancora più ampia, fino a poter parlare di un’unica, immensa, mente.

Già negli studi di Gregory Bateson si può vedere la nascita di questa ipotesi di realtà; come lui stesso scrive, la mente individuale è immanente, ma non solo nel corpo; essa è immanente anche in canali e messaggi esterni al corpo, e vi è una più vasta mente di cui la mente individuale è solo un sottosistema. Questa più vasta mente è paragonabile a Dio, ed è forse ciò che alcuni intendono per ‘Dio’, ma essa è ancora immanente nel sistema sociale totale interconnesso e nell’ecologia planetaria [Bateson, 1976].

Ma è stato per primo il fisico Henry Margenau a trattare approfonditamente l’ipotesi dell’esistenza di un’unica grande mente collettiva che si manifesta con caratteristiche in parte simili e in parte
differenti attraverso ogni essere umano. La natura di questa mente è quindi a-temporale ed a-spaziale, in una sola parola, non localizzata.

Egli denomina questa realtà con l’appellativo di Mente Universale, precisando che la sua conoscenza comprende non solo l’intero presente ma anche tutti gli eventi passati. Più o meno come il nostro pensiero può esplorare l’intero spazio e giungere a conoscerlo, così la Mente Universale può viaggiare avanti e indietro attraverso il tempo a volontà [Margenau, 1987]. 
Come spiega dunque Margenua il fatto per cui ogni essere umano si sente così individuale e localizzato nel proprio corpo, avvertendo un profondo senso di limitazione individuale, spaziale e temporale?

Egli afferma che il senso della nostra universalità sia indebolito dalle limitazioni fisiche del corpo, da noi denominate limitatori biologici, prime fra tutte le costrizioni organiche del cervello, anche se tali limitazioni possono in parte subire delle modificazioni (ne sono un esempio le alterazioni di coscienza in cui viene meno il senso del tempo e il senso di sé).

Margenau individua, e prende in considerazione, tre principali limitatori biologici che filtrano e ridimensionano una realtà troppo vasta e complessa da poter essere percepita nella sua totalità: 

  • Fessura Tempo. Rappresenta la rigidità con cui viene percepito il tempo. Infatti l’essere umano è in grado di vedere solo uno spiraglio piccolissimo dell’intero panorama temporale, che egli chiama presente. La sequenza costante e continua di attimi presenti conduce all’illusione di un fluire temporale.
  • Muro Personale. Indica il senso prevalente e costante di isolamento individuale, creando un’identità separata dagli altri individui e formando il proprio Ego. 
  • Muro Stocastico (che significa obiettivo o scopo). Esprime il fatto che nell’essere umano sono insite casualità e incertezze; nessuno vive la propria vita come se fosse fissa e determinata. È proprio questa incertezza a creare nell’uomo il senso del libero arbitrio. 
Variazioni di queste limitazioni in forma attenuata si possono riscontrare nella vita quotidiana. Ad esempio, afferma Margenau che l’abbassamento del muro personale accresce la nostra identità con gli altri. Questo abbassamento del muro può avvenire in casi di straordinaria simpatia e amore per gli altri, di empatia spontanea attraverso l’attenzione concentrata, in meditazioni, in sogni, in esperienze personali che rivelano realtà alternative [Margenau, 1987].

I veri problemi possono insorgere quando un’eccessiva dilatazione – o restrizione – di questi limitatori avviene in maniera improvvisa e senza controllo. Il confronto inatteso con la realtà non localizzata può avere infatti effetti disastrosi, basta pensare agli effetti delle droghe.

D’altro canto, sembra che in altri casi l’alterazione di questi limitatori sia motivo di appaganti esperienze non ordinarie. Forse una risposta a questo mistero la si può ritrovare nelle parole dell’antropologo Joseph Campbell, secondo il quale la differenza è che la persona che non si regge a galla annega nell’acqua in cui il mistico nuota. È necessario essere preparati per questa esperienza [Campbell].

È comunque importante sottolineare che sia la fessura tempo, sia il muro personale e sia il muro stocastico, nonostante possano limitare la comprensione della realtà, aiutano a mantenersi integri finché non si è pronti a intraprendere una ricerca più approfondita della realtà interiore. Essi infatti
sembrano proteggere dal raggiungimento di un’improvvisa consapevolezza che potrebbe sconvolgere la propria esistenza.

In conclusione, sempre più scienziati sembrano riconoscere che lo scopo ultimo dell’essere umano coincida con il superamento di tali limitazioni interiori. Albert Einstein si è espresso a tal proposito, affermando che un essere umano è parte di un tutto chiamato Universo. Egli sperimenta i suoi pensieri e i suoi sentimenti come qualche cosa di separato dal resto: una specie di illusione ottica della coscienza. Questa illusione è una specie di prigione. Il nostro compito deve essere quello di liberare noi stessi da questa prigione attraverso l’allargamento del nostro circolo di conoscenza e di comprensione, sino a includervi tutte le creature viventi e l’intera natura, nella sua bellezza [Einstein].

BIBLIOGRAFIA

Bateson Gregory, Verso un’ecologia della mente, Adelphi, Milano, 1976.

Bertolotti Luca, Fisica moderna ed interconnessione mente-corpo [in Silvio A. Merciai e Beatrice Cannella (a cura di), Pionieri o emigranti? In viaggio con la psicoanalisi nelle terre di confine, Psychomedia Psycho-Books, prima edizione 2005]. Su http://www.psychomedia.it/pm-books/merciai/annuncio.htm

Butto Nader, Il settimo senso. Un nuovo rivoluzionario approccio terapeutico, Mediterranee, Roma, 2001 
Cogliani Eaco, Il pensiero di Rupert Sheldrake sull’evoluzione, su 
http://www.celestinian-center.com/SHELDRAKE.html

Davis Paul, Il cosmo intelligente, Mondadori, Milano, 2000.

Margenau Henry, Dio, la Scienza, la Filosofia. L’incontro fra Oriente e Occidente, Armando editore,  Roma, 1987. 
Schroeder Gerald L., L’universo sapiente. Dall’atomo a Dio, il Saggiatore, Milano, 2002.

Sheldrake Rupert, Alla presenza del passato, su
http://www.celestinian-center.com/SHELDRAKE.html

Sheldrake Rupert, I poteri straordinari degli animali, Mondadori, Milano, 1999.

Sheldrake Rupert, L’ipotesi della causalità formativa, Red, Como, 1998.

Watzlawick Paul (a cura di), La realtà inventata. Contributi al costruttivismo, Feltrinelli, 1989.

Articolo di Luca Bertolotti



1 commento:

  1. Complimenti, bravo! Un'articolo veramente inelligente e ben fatto. Molto interessante quando scrivi "La mente non potrà mai essere compresa...essa sembra infatti manifestasi più come un campo magnetico....così come la radio non crea la musica, ma la trasmette ma la trasmette sintonizzandosi su determinate frequenze di energia.......Il cervello svolge lo stesso ruolo che la radio svolge nei confronti della musica, interessante anche come hai saputo collegare ciò che Margenau individua:
    1) fessura tempo
    2) muro personale
    3) muro stocastico
    davvero complimenti,finalmente qualcosa di intelligente! Ciao
    Mauro

    RispondiElimina