lunedì 10 gennaio 2011

Il Libro Piu' Misterioso: Il Necronomicon

Il nome originale del Necronomicon è Al Azif. Azif è la locuzione usata dagli arabi, per indicare gli strani suoni notturni, in realtà dovuti agli insetti, che si credevano essere l'ululato dei demoni.  L'autore del libro è Abdul Alhazred un poeta folle di Sanaa, capitale dello Yemen, vissuto, si pensa, ai tempi dei Califfi Ommiadi nell'ottavo secolo dopo Cristo.
Si racconta che fece molti pellegrinaggi misteriosi, fra le rovine di Babilonia e le catacombe segrete di Memphis. Trascrorse dieci anni in completa solitudine nel deserto dell'Arabia meridionale Raba El Khaliyeh, o Spazio vuoto degli arabi antichi, o Dhana, o Deserto cremisi dei moderni, ritenuto dimora di spiriti maligni e mostri mortiferi. Di questo deserto, coloro che dicono di averlo attraversato, narrano molte storie strane ed incredibili.
Negli utlimi anni della usa vita, Alhazred, visse a Damasco. Morì nel 738 d.C. e della sua morte, si raccontano particolari terribili e contraddittori. Secondo Ibn Khallikan, biografo del dodicesimo secolo, Alhazred, fu afferrato in pieno giorno da un'entità invisibile e divorato in maniera agghiacciante difronte ad un gran numero di testimoni gelati dal terrore. Anche la follia di Alhazred è oggetto di molti racconti: egli narra di aver visitato la favolosa Irem, la città dalle Mille Colonne, e di aver trovato fra le rovine di un innominabile villaggio desertico, gli annali dove erano riportate le straordinarie cronache ed i segreti di una razza più vecchia dell'umanità.
Non seguiva la religione musulmana, ma adorava Entità sconosciute di nome Yog-Sothoth e Cthulhu (e probabilmente Shub-Niggurath).
Intorno all'anno 950, l'Al Azif, che era stato diffuso largamente, anche se in segreto, tra i filosofi dell'epoca, venne clandestinamente tradotto in greco dall'erudito bizantino Teodoro Fileta, col titolo Necronomicon, cioè, letteralmente: Libro delle leggi che governano i morti.
Per un secolo favorì innominabili esperienze, finché non venne soppresso e bruciato intorno al 1050 dal vescovo Michele, patriarca di Costantinopoli. Dopo di ciò il suo nome fu solo furtivamente sussurrato ma, nel tardo Medioevo (1228), il danese Olaus Wormius ne fece una traduzione latina, basata sulla versione greca di Fileta, che vide la stampa due volte: una alla fine del quindicesimo secolo, in caratteri gotici (evidentemente in Germania), e una nel diciassettesimo (probabilmente in Spagna). Entrambe le edizioni sono prive di qualsiasi segno di identificazione, e possono essere localizzate nel tempo e nello spazio solo in base a considerazioni riguardanti il tipo di stampa.
L'opera, sia in latino che in greco, venne posta nell'Index Expurgatorius sin dal 1232 da papa Gregorio IX, cui era stata mostrata la traduzione di Wormius. A quell'epoca l'originale arabo era già andato perduto, come mostra la prefazione alla prima versione latina (vi è tuttavia un vago indizio secondo cui una copia segreta sarebbe apparsa a San Francisco in questo secolo, e sarebbe andata distrutta nel famoso incendio del 1906).
Nessuna notizia si ebbe più della versione greca - che fu stampata in Italia fra il 1560 e il 1570 - fino al resoconto del rogo cui fu condannato nel 1692 un cittadino di Salem con la sua biblioteca. Una traduzione in inglese fu fatta dal dottor John Dee intorno al 1580, non venne mai stampata, ed esiste solo in alcuni frammenti ricavati dal manoscritto originale.
Delle versioni latine attualmente esistenti, una (del quindicesimo secolo) è custodita nel British Museum, mentre un'altra (del diciassettesimo secolo) si trova nella Bibliothèque Nationale a Parigi. Si pensa che una copia sia conservata nei musei vaticani. Altre edizioni del diciassettesimo secolo sono nella Widener Library ad Harvard, nella biblioteca della Miskatonic University ad Arkham e presso l'università di Buenos Aires. Comunque esistono certamente numerose altre copie presso dei privati, ed in proposito circola con insistenza la voce che un esemplare del testo in caratteri gotici del quindicesimo secolo faccia parte della collezione privata di un celebre miliardario americano.
Sembra anche che presso la famiglia Pickman di Boston sia presente una copia del testo greco stampato in Italia nel sedicesimo secolo: se è vero, questa è comunque certamente svanita insieme col pittore R. U. Pickman, di cui si sono perse le tracce dal 1926. 



Il libro è posto all'indice da tutte le religioni del mondo. La sua lettura determina conseguenze terribili ed, infine, la follia. Si dice che sia appunto da vaghe notizie su quest'opera (della cui esistenza una ben piccola parte della gente è al corrente), che lo scrittore R. W. Chambers abbia tratto lo spunto per il suo celebre romanzo The King in Yellow, il cui filo conduttore è un libro iniziatico la cui lettura provoca la follia.
Altri credono che il Necronomicon, il Libro dei Morti scritto dal folle arabo Abdul Alhazred, costituisce uno degli "scherzi letterari" più riusciti nella storia della letteratura. Infatti, pur non esistendo, è tutt'oggi più vivo che mai.
Intorno al 1927, Lovecraft scrisse (non con intenti di pubblicazione, ma come uno scherzo a beneficio degli amici e corrispondenti più intimi) una breve "storia editoriale" del Necronomicon, che si diffuse immediatamente tra gli appassionati del fantastico, ottenedo una fama ben al di là delle intenzioni del suo autore.
In seguito alla diffusione di questo documento, numerosi scrittori ed appassionati del fantastico contribuirono alla nascita della "leggenda del Necronomicon", attraverso riferimenti, citazioni e, come nel caso di Colin Wilson, libri presentati come estratti della versione in inglese del Necronomicon.
Inutilmente lo stesso Lovecraft si affannò a spiegare nelle sue lettere che tanto il sinistro volume quanto il suo folle autore non esistevano, essendo solo frutto della sua fantasia: la maggior parte dei lettori credette (e, a quanto pare, crede ancora) alla reale esistenza del testo maledetto.
In conclusione, attualmente il Necronomicon - libro immaginario partorito dalla mente di Lovecraft - è un'opera la cui esistenza è da molti data per certa. Con lo stesso titolo sono usciti, in diverse lingue, numerosi centoni di carattere necromantico, mentre varie scuole esoteriche evocano Cthulhu, Yog-Sothoth, Shub-Niggurath e compagni, impiegando ogni genere di rituali.
Davvero, come sosteneva Paracelso, la fantasia è l'ingrediente principale di qualsiasi operazione magica.

1 commento:

  1. Da amante di Lovecraft ho molto apprezzato l'articolo... Vorrei aggiungere che Lovecraft si è divertito già dal nome dell'autore del Libro dei Morti, infatti "Alhazred" in inglese ha una pronuncia molto simile a "all has read" ovvero "ha letto tutto"

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