venerdì 17 dicembre 2010

La Stregoneria

La stregoneria è molto più antica di quanto si pensi, le sue origini infatti risalgono ad epoche remotissime, più precisamente si potrebbe supporre che abbia avuto principio con la comparsa dell’uomo e dei suoi rituali di simbiosi con le forze della natura. Gia presso le civilizzazioni del neolitico, esisteva un culto primordiale, in cui si venerava la luna conosciuta col nome di Grande Madre (questo spiegherebbe l’universalità del mito, presente in tutti i popoli; la Grande Madre è un simbolo archetipico dell’inconscio collettivo, è perciò non legato a ierofanie particolari ma universali) che molti secoli dopo, nel tardo medioevo, viene identificata con Diana, la regina delle streghe. Di appartenenza romana (famoso infatti il tempio eretto in suo onore, situato in bosco “Nemus”, sulla riva di un laghetto di origine vulcanica a Nemi). Diana, la dea della caccia e degli animali, era riconosciuta anche come personificazione della fertilità e del parto, era detta “la triforme”, la dea delle tre nature, ed era chiamata con tre nomi diversi: Diana celeste, terrestre, “la dea dai molti seni”, Ecate infera e infine Artemide, la casta dea selenica. In seguito i pagani tentarono di spiegare razionalmente l’esistenza di tre diverse divinità lunari osservando che la luna è il simbolo della fertilità e della femminilità e che dunque possedeva tre aspetti: piena, nuova e falciata. In questo modo Artemide era la giovinetta casta e illibita, Diana simboleggiava la madre feconda, Ecate, infine, era la donna che, dopo la menopausa, diveniva sterile, fredda e arida. Diana era anche la “signora della notte” e dei misteri che essa nasconde in se, ed è proprio nella notte che si celebra una delle più importanti ricorrenze stregonesche: il sabba (questo termine è una derivazione dell’ebraico shabat, originariamente la festa della luna piena).


Il sabba (o tregenda) era il momento in cui gli stregoni e le streghe si radunavano insieme, praticando riti magici e propiziatori, in onore della natura e dell’universo. In questi raduni susseguivano poi delle danze che si eseguivano su ritmo ipnotico, con particolari movimenti all’inverso da soli o in circolo e muovendosi verso sinistra (questa particolarità della danza in senso antiorario è considerata dalla filosofia di Aleister Crowley come pratica potentissima per invocare forze cosmiche ed elementari). Le danze terminavano in un orgia che permetteva la liberazione della parte animalesca dell’uomo che era insita in lui (non a caso si danzava vestiti spesso con pelli e teste di animali quando si partecipava a queste riunioni). Le pratiche usate nei riti sabbatici, sono anche una derivazione di quelli sciamanici, perchè entrambe mirano appunto a destare, non soltanto l’animalità nell’umanità (del passato col presente), ma anche con la divinità, infatti il sabba originale era celebrato da un mago sacerdote che assumeva una particolare forma-divina alla quale i celebranti facevano riferimento, tutto questo era indotto con la focalizzazione della volontà vera dell’individuo che faceva emergere la parte subconscia che libera il suo “genio latente”. In Italia vi era uno dei più famosi luoghi preferiti dalle streghe per il sabba ove vi era la noce del Benevento. Si trovava a Pian della Cappella, sul fiume Sabato e per molti secoli fu venerata come pianta sacra dai longobardi di Benevento, finchè nel ‘663 il vescovo Barboto la fece sradicare. Molti erano i modi per giungere al sabba, le streghe vi si recavano materialmente o attraverso l’uscita del “corpo astrale” stimolata con appropriate tecniche psichiche e spalmandosi sul corpo fisico un composto di varie misture fra cui anche erbe particolari come la belladonna.
Gli incontri erano presieduti da una presunta divinità cornuta, che si suppone sia Lucifero correlabile al pagano Pan (dal greco “tutto”) sintomatico come le traduzioni in altre lingue (in latino Omnie, in sanscrito Aum, l’indù Om, l’egiziano amoun e l’ebraico Amen), sono comunque tutte le designazioni del dio dell’abisso, del profondo del mondo sotterraneo: di qualsiasi ragione “ritrovata” e fuori dalla gamma della coscienza desta. Le caratteristiche caprine di Pan gli hanno poi dato un’immagine negativa da parte del cristianesimo per il fatto che il rituale del “capro espiatorio”, cioè il capro che aveva in se tutti i peccati degli ebrei, lo riconducevano all’impurità e al male. Ma in realtà il “Diavolo” è il capricorno, il capro che balza sulle montagne più alte, la divinità che, se si manifesta nell’uomo fa di lui l’egopan, il tutto, quindi è l’uomo fatto dio. Il dio delle streghe è anche connesso con altri dei, come Dioniso, Herne, Cernuanos, il dio cervo delle popolazioni galliche, adorato in tutta l’Europa occidentale.
Infine Eliphas Levi, monaco mago del passato, identificava il capro del sabba con il capro divino adorato a Mender, in Egitto, cui le donne più belle della città venivano scelte perchè si accoppiassero con lui, questo è il becco di mender, chiamato anche il Baphomet di Mender.

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