lunedì 13 dicembre 2010

I Miti Egiziani

I miti, così importanti nella storia della religione egiziana, ci sono giunti in modo frammentario, ma li conosciamo per intero grazie alla documentazione greca di Plutarco, che nel “De Osiris et Isis” ha raccolto le testimonianze dei sacerdoti egizi in un insieme armonico e completo.



IL MITO DELL’ORIGINE O COSMOGONIA

Il capostipite è Aton-Ra che dà origine alla prima coppia di dèi, i gemelli Shu (dio dell'aria) e Tefnut (dea dell'umidità) che a loro volta generano il dio Geb (la terra) e la dea  Nut  (il  cielo).  Dice  il  mito  che  Geb  e  Nut,  innamorati,  se  ne  stavano  tutto  il  tempo abbracciati, impedendo alla vita di germogliare. Aton-Ra allora comandò a Shu di separarli. Nut è sempre rappresentata inarcata e con le mani ed i piedi attaccati a Geb. Geb e Nut ebbero a loro volta quattro figli che si unirono in coppie: Osiride e Iside, Seth e Nefti.

IL MITO DI OSIRIDE

Osiride regnava sulla terra ed era molto amato dagli uomini, ai quali aveva insegnato a cacciare, pescare, vivere in villaggi, coltivare la terra. Aveva anche detto loro che dopo la morte avrebbero avuto una vita eterna nell’aldilà se si fossero comportati bene e aveva mostrato loro la differenza tra Bene e Male Seth era invidioso della popolarità di Osiride. Lo invitò a banchetto e  organizzò un gioco. Tirò fuori  un  baule  tutto  ornato  d'oro,  con  le  misure  corporee  del  fratello,  dicendo  che  sarebbe appartenuto a chiunque fosse riuscito ad entrarci perfettamente. Gli invitati provarono invano a entrare nella cassa, ma quando toccò a Osiride tutti notarono che vi entrava a meraviglia e subito sette complici di Seth si avventarono sul baule, lo sigillarono con il dio vivo al suo interno e lo gettarono nelle acque del Nilo. Il cofano raggiunse le spiagge di Biblo e approdò accanto ad una tamerice, che crebbe intorno a lui per nasconderlo. Intanto Iside, venuta a sapere dell'accaduto, raggiunse Biblo e si mise a cercarlo.
Nel  frattempo  il  faraone  aveva  fatto  costruire  con  la  tamerice  una  grande  colonna.  Iside  la richiese al re, ne trasse lo scrigno e, avvolta la colonna di legno in bende profumate, la lasciò al re  e  al  suo  popolo  come  suo  ricordo.  Sulla  via  del  ritorno  aprì  lo  scrigno  e  tentò  invano  di richiamare in vita lo sposo. Allora nascose la cassa presso Buto tra le paludi del Delta. Ma Seth andando  a  caccia  lo  trovò  e  tagliò  il  corpo  del  fratello  in  14  pezzi  che  sparpagliò  per  tutto l'Egitto.
Iside, saputolo, ricominciò la ricerca e riuscì a ricomporre il corpo con l'aiuto di Nefti, e chiese a Thot di resuscitarlo almeno per un giorno, per poter avere un figlio da lui. Thot  l’accontentò,  ma  poi  Osiride  scese  definitivamente  nel  Duat,  il  Regno  dei  Morti,  di  cui divenne il signore. Anubi creò la prima mummia imbalsamando il suo corpo.
Horo, il figlio postumo di Osiride, una volta cresciuto partì alla ricerca di Seth, per scacciare dal trono  lo  zio  usurpatore  e  “vendicare”  il  padre  (così  dicono  i  Greci,  ma  il  verbo  egiziano  è “curare”, perché Horo deve assumere quelle funzioni che toccano al figlio primogenito rispetto al padre morto). La battaglia durò tre giorni e tre notti: Horo mutilò Seth, ma questo si trasformò in un enorme maiale nero e ingoiò l'occhio sinistro di Horo. Alla fine Seth stava per soccombere, quando Iside implorò il figlio di risparmiarlo per la sorella Nefti. Horo, irato, tagliò la testa alla madre, ma Thot la guarì ponendole una testa di mucca (così è rappresentata anche la dea Hathor, dea-madre che risale addirittura alla preistoria).
Lo  scontro  non  ebbe  né  vincitori  né  vinti:  Thot  guarì  Seth  a  patto  che  restituisse  l'occhio  ad Horo. L’occhio di Horo è stato uno degli amuleti più usati dagli Egiziani. Era chiamato udjat, cioè “sano”. Infatti essendo stato guarito dal dio Thot, era simbolo di guarigione.
Secondo  un’altra  leggenda    Ra  trasformò  l’occhio  di  Horo  in  cobra  e  se  lo  pose  sulla  fronte: l'Occhio  divenne  così  l’Ureo,  che  fulminava  i  nemici  del  dio.  I  faraoni  lo  indossavano abitualmente insieme alle varie corone come simbolo di regalità e divinità insieme.

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